| Geschrieben von alessandro,
am 10-08-2009 10:01
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Sorry, no translation available
Trieste è celebre per i suoi caffè, sia per quelli che si bevono sia per quelli in cui si sta seduti. Passeggiando per il centro, una persona mediamente curiosa ha modo di apprezzare entrambe le specie. Il che innesca un'altra combinazione, forse ancora più significativa: entrambe hanno un particolare rapporto con la lingua (intendo con la lingua parlata, papille gustative escluse).
Partiamo dalla seconda, i caffè storici.
Il Caffè Tommaseo, il Caffè Stella Polare, il Caffè degli Specchi, il Caffè Tergesteo e, su tutti, il Caffè San Marco.
La lingua ha attraversato questi spazi nella forma della letteratura, vi è entrata senza clamore con le discussioni e le chiacchiere dei più importanti scrittori vissuti a Trieste. Italo Svevo, i fratelli Stuparich, Virgilio Giotti,Umberto saba, Scipio Slataper, Quarantotti Gambini, Bobi Blazen e un certo James Joice hanno parlato, mangiato e bevuto in questi posti. Non sempre tutti insieme -non oso pensare alla tempesta di cervelli che ne sarebbe scaturita- ma spesso in gruppi sufficientemente significativi da sfidare per il titolo europeo altre rappresentative coeve.(quella di Vienna o di Parigi, ad esempio).
Eppure nelle consumazioni-soprattutto in quelle del caffè- la lingua conta, conta molto. Lasciamo la letteratura ed entriamo in una torrefazione. Anche grazie al suo porto, Trieste è sempre stata una capitale del caffè. Il che significa che l'espresso triestino, per qualità e rito, può competere senza timore con quello napoletano.
Il punto però non è tanto la bontà delle miscele triestine, quanto la varietà dei modi in cui uno può ordinare un caffè in questa città , e gli equivoci che ciò crea rispetto alla terminologia standard. Sembra quasi che una scelta così ampia in fatto di gusto si ripercuota per chissà quali vie segrete sulla fantasia delle ordinazioni. Allora, ad esempio, il caffè normale, cioè quello che si ordina dicendo "un caffè", qui si chiama nero. Il che è ancora niente: basta dire "un nero" anzichè un caffè e il gioco è fatto. Se però volete un caffè macchiato dovete chiedere "un cappuccino" perchè se chiedete un "caffè macchiato"vi arriva un caffè con un bricchetto di latte freddo a parte. Mentre quello che in tutta Italia, ma ormai in tutto il mondo, si chiama cappuccino qui praticamente non esiste, se non nelle forme surrogate del caffelatte (ma senza schiuma) o del latte macchiato. In compenso ci sono il cappuccino in bicchiere (caffè macchiato in bicchieri poco più grandi di una tazzina) e il gocciato (caffè con una goccia di schiuma di latte), entrambi ovviamente, come tutte le altre varianti, declinabili in ristretto,lungo,doppio, decaffeinato, corretto.
A chi viene a Trieste pe rla prima volta, tutto ciò trasmette l'anomalia della città meglio di qualsiasi spiegazione.
Ma immagino non vi sfuggirà il valore simbolico di un tale effetto di moltiplicazione: anche nei momenti di punta, anche nei bar più affollati, il vostro caffè merita di essere personalizzato, voi avete il diritto -un diritto un po' bizzarro che in un'altra città del nord nessuno oserebbe rivendicare- di farvi preparare un espresso su misura. E il barista vi assencoderà , ve lo garantisco.
Griderà l'ordine all'uomo che sta alla macchina, sfoggiando una gamma di abbreviazioni composte in modi sempre più mirabolanti che ricordano, anche in fatto di precisione, il virtuosismo linguistico dei bookmaker in borsa.
Non appena lo scontrino verrà appoggiato sul banco, un nero, un cappuccino decaffeinato in bicchiere e e un gocciato diventeranno
un unico "nerooogocciaaadecacaponbì" e il tizio alla macchina saprà introiettare il messaggio mettendolo in coda ad una quantità di fogliettini mentali già affastellati (le ordinazioni in lavoro) e continuando a trasformare, spesso con uno scarto di pochi secondi, le grida cifrate del collega in tazze fumanti.
Tempo fa in tv veniva trasmessa una pubblicità il cui motto principale era "il caffè è il gusto della vita".
La pubblicità era brutta, ma diceva una cosa vera, non nel senso che senza caffeina le giornate ci paiono vuote ed incolori, bensì nel senso che abbiamo tutti il diritto di un piacere effimero in cui credere fermamente.
Sfumatura questa, che accentua ancora una volta l'intonazione qualitativa del modo di affrontare l'esistenza da parte del triestino. Quel modo di divertirsi chiamando la stessa sostanza con quattro nomi diversi, quel modo di berla come se l'avessero raccolta, trasportata, tostata, macinata proprio per lui, quel modo di sorseggiarla lentamente, pensando che adesso, proprio adesso, la vita sta tutta nella tazzina, e dopo si vedrà .
Trieste Sottosopra - Mauro Covacich - Edizioni Laterza - €9
(estratto personale)
Letztes Update : 13-08-2009 14:15
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