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1) 

"La cosa importante è che abbiamo dimostrato che l’impossibile diventa possibile.

Dieci, quindici, vent’anni fa era impensabile che un manicomio potesse essere distrutto.
Magari i manicomi torneranno a essere chiusi e più chiusi di prima, io non lo so, ma ad ogni modo abbiamo dimostrato che si può assistere la persona folle in altra maniera, e questa testimonianza è fondamentale.
Non credo che il fatto che un’azione riesca a generalizzarsi voglia dire che si è vinto. 
Il punto importante è un altro, è che ora si sa cosa si può fare.
È quello che ho già detto mille volte: nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere perché è il potere che vince sempre. 
Noi possiamo al massimo convincere e nel momento che convinciamo, noi vinciamo, cioè determiniamo una situazione di trasformazione difficile da recuperare. " 
Franco Basaglia, 1979 Conferenze Brasiliane
 
 2)
"Basaglia - e con lui tutti coloro che hanno combattuto insieme la sua battaglia - ha il merito incontestabile di aver fatto cessare, o almeno di aver posto essenziali e decisive premesse per farlo cessare, uno scandalo umano e morale prima ancora che politico e sociale.  La sua riforma, ma prima e più ancora tutto il suo lavoro clinico, pratico, teorico, saggistico, intellletuale, politico - ha posto fine, nel limite del possibile, a tale iniquità; ha imposto a tutti di capire come il malato mentale non sia uno scarto dell'umanità, da segregare dalla società e dalla comunità umana, bensì una persona che nella sua temporanea o cronica debolezza conserva- come ogni altra persona in ogni stadio e in ogni condizione, felice o infelice, armoniosa o degradata - piena dignità." 
Claudio Magris
 
3)
I matti..."questi individui inutili alla società e perdipiù fastidiosi. L'unica, per molti sedicenti democratici, sarebbe di tornare alla Nave dei Pazzi, l'imbarcazione famosa dipinta da Hieronymus Bosch, ideata dai fiamminghi e dai tedeschi delle repubblche anseatiche, esistente ancora nel Cinquecento. Una volta all'anno si prendeva uno scarcassone di nave ormai in disarmo e ci si caricavano sopra tutti i dementi, i folli, gli strambi, insomma tutti gli sballati che non ce la facevano  a stare in riga con le regole e le leggi della società.
Molti di loro erano tutt'altro che matti, ma rompevano le scatole con il continuo criticare e sfottere i luoghi comuni  sacri della giusta morale, del rapporto con il divino e della pubblica amministrazione. La nave, senza pilota nè timone veniva trascinata al largo e lasciata andare alla deriva sulla corrente del nord. Questo scarcassone andava immancabilmente a perdersi tra i ghiacci..e tutto finiva lì."
Dario Fo,  Manuale minimo dell'attore

 

 

 

Giugno del 1976. Mio papà, in conseguenza di un grave incidente stradale, immobilizzato a letto, veniva trasferito in una struttura adatta ad ospitare i pazienti in stato di lungodegenza. Toccava a me quindi assisterlo durante i pasti, due volte al giorno.

Questo ospedale, chiamiamolo così, era fuori mano rispetto a dove abitavo, e in quel periodo non disponevo di alcun mezzo di locomozione. Quindi autobus, due linee diverse, circa mezz'ora di sola andata, e circa dieci minuti a piedi. Bellissimo.

Di ospedali ne avevo già visti parecchi, mia mamma aveva avuto più problemi di salute, ma questo era proprio strano.

Intanto poteva entrare chiunque, non c'erano controlli, non aveva nemmeno una portineria, tantomeno orari di ingresso. C'era solo un grande cavallo, riprodotto in un materiale indefinibile per me ai quei tempi. Una volta entrato, dovevo affrontare una salita tortuosa, sino ad arrivare, attraverso stradine e scorciatoie, all'edificio dove mio papà mi attendeva fiducioso. Non c'era un edificio centrale, ma soprattutto non vedevo i soliti e prevedibili infermieri con gli altrattanto prevedibili camici bianchi, i medici con la tunica verde, le ambulanze e le lettighe, insomma quello che per me era stato sinora un ospedale. Era invece un grande parco, con tante casette dislocate qua e là. e solo due edifici più grandi degli altri. Questo era almeno quello che vedevo io.

C'erano invece tante persone che camminavano, sostavano sotto gli alberi, parlavano, giocavano a carte, discutevano anche ad alta voce. Stavano un po' dappertutto, alcuni non si muovevano dalla veranda dela loro casetta.

Ero stato avvisato di stare attento, di non dare corda a nessuno, e di tirare dritto per la mia strada. Nessuno invece, vedendomi poi passare ogni giorno, per due volte, mi aveva creato alcun disagio. Anzi.  Alcuni mi salutavano, altri mi ignoravano, altri mi chiedevano qualche spicciolo.

Era stato il mio primo contatto diretto con i matti. E quell'ospedale era anche e soprattutto il manicomio di San Giovanni.

"..chi a questo mondo crede di spiegare tutto studiando nei particolari ogni fatto, imprigionando la vita dietro le sbarre della teoria, è soltanto, mi scusi amico, un falso materialista, un sapiente da quattro soldi, uno sputa sentenza, uno storico, con le ali mozze, uno sciocco..."
da Teresa Battista stanca di guerra - Jorge Amado

 

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I matti, appunto.

Nell'ottobre del 1971 arrivò in quello che era una prigione più che un ospedale Franco Basaglia.

Trovò uomini e donne affetti da problemi più che psichiatrici di socializzazione, isolati e reclusi, dediti all'alcol, abbandonati a se stessi, con delle divise che ne segnalavano la presunta pericolosità, e curate, per così dire, attraverso percosse, elettroshock e lobotomie, e legate ai letti di contenzione.

Franco Basaglia pensò, in quell'angolo dimenticato da Dio e soprattutto dagli uomini, di aprire le porte, di eliminare le divise, di restituire dignità e storia ai pazienti, mischiando "matti e normali", anche se, come si dice da queste parti, visto da vicino nessuno è normale.

Tutto questo anche mentre io maledivo la salita sotto il sole, mentre attendevo l'autobus che non arrivava mai. Io allora ero troppo giovane, non comprendevo assolutamente quello che stavo succedendo, ma sono stato inconsciamente testimone di questo cambiamento rivoluzionario.

Arrivarono dopo Dario Fo, Gino Paoli, un giovane Franco Battiato, Alberto Camerini, Demetrio Stratos e gli Area, ad esibirsi in quello che sarebbe stato un laboratorio di libertà poi soltanto imitato grossolanamente.

Arrivarono nel 1977 i francesi di Marge, a Trieste, proprio nell'ospedale, per partecipare al terzo Reseau internazionale di alternativa alla psichiatria, in un clima politico non facile. Arrivarono anche contestazioni, con tanto di aggressione fisica a Franco Basaglia.

La battaglia che stava portando avanti Franco Basaglia assieme ai suoi collaboratori non fu affatto facile, e mentre lui stesso sosteneva che il folle è pericoloso come ogni altra persona e ha la stessa probabilità dei cosidetti sani di delinquere, venivano avviate, tra il 1972 e il 1975, 15 inchieste, tra le più svariate a seguito di varie denunce.

Il 13 maggio 1978 viene approvata la legge 180, detta anche "Legge Basaglia", primo passo in funzione della fine dell'istituzione manicomio.  La legge 180 verte su due principi di fondo, chi soffre di disturbi psichici ha diritto al trattamento sanitario previsto come per le altre malattie (prima il matto era solo considerato pericoloso), ed i manicomi possono continuare a curare i malati già presenti ma non accoglierne casi nuovi o pazienti precedentemente dimessi.

Purtroppo, causa molti ritardi e la mancata realizzazione di quanto previsto dalla 180, ancora tanti la considerano una legge inutile e dannosa. In particolare lo stesso Basaglia aveva più volte lamentato il mancato rispetto della contestualità tra la chiusura dei manicomi e la funzionalità dei centri di salute mentale sul territorio.

Rimane invece il prima passo ufficiale, mai compiuto prima, in funzione del rispetto che ognuno, anche un matto, deve avere nella società.

A fine agosto del 1980, un tumore al cervello ferma Franco Basaglia.  Aveva solo 56 anni.

Trieste non gli ha dedicato nemmeno una via. Solo un riferimento all'interno dell'ex manicomio.

Noi invece non lo abbiamo dimenticato.

 

Il B&B Le Casite, il nostro B&B, è dedicato a lui. 

 

 

Se interessati ecco alcune pubblicazioni a tema:

L'istituzione negata - a cura di Franco Basaglia - Tascabili Baldini e Castoldi, euro 8

Basaglia , una biografia - di Francesco Parmegiani e Michele Zanetti - Edizioni Lint, euro 16,90

Non ho l'arma che uccide il leone - di Peppe Dell'Acqua - Stampa Alternativa, euro 15

Basaglia a Trieste - cronaca del cambiamento, foto di Claudio Ernè - Stampa Alternativa, euro 18

Il manoscritto di Augusta F. - Giovanna Del Giudice - Sensibili alle Foglie

L'altra verità. Diario di una diversa. - Alda Merini - Rizzoli

C'era una volta la città dei matti - Elena Bucaccio.Katja Colja.Alessandro Sermoneta.Marco Turco. - edizioni Alphabeta - euro 29 (compresi 2 dvd del film)

 Portami su quello che canta - Alberto Papuzzi - Einaudi - euro 10 (fuori catalogo)

 

Possono talvolta non essere facili da reperire, alcuni di questi libri, ma basta chiedere, ci pensiamo noi, ad offrirli, a spedirli. Comunque tutti sono in visione/lettura nella mini  libreria a disposizione dei nostri ospiti, nel B&B.

 

Nel febbraio 2010, in piena era berlusconiana, "Cera una volta la città dei matti"(Trieste), il film di Marco Turco che, dagli schermi Rai, raccontava l'esperienza rivoluzionaria di Franco Basaglia (Fabrizio Gifuni), incollò al televisore sette milioni di persone. Quel gradimento inaspettato fu prova dell'esistenza di un gran numero di Italiani non contagiati dal mondo rutilante del premier. "Italiani salmoni", tanto forti da risalire la corrente. Così li chiama Maria Grazia Gianichedda, collaboratrice di Basaglia. Oggi quel successo televisivo è diventato un libro con il dvd del film, pubblicato nell'Archivio Critico della Salute Mentale, collana diretta da Peppe Dell'Acqua, edizioni Alphabeta.

Per rendere omaggio ai "salmoni" di ieri e a quelli che continuano, generosamente, a nuotare controcorrente oggi.

Alessandra Longo - La Repubblica - 12 dicembre 2011

 

 

  

 

 

 

 
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