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"Se una sera d'estate in Dalmazia senti un canto di montagna venire da una vela all'ancora, non avere dubbi:è una barca di triestini. Gente strana, che confonde le baie con le valli, le isole con le cime, le taverne d'angiporto con i rifugi di montagna. Le loro ciurme spensierate sottolineano cantando questa visione anarchica dello spazio. All'uopo, scelgono con cura baie e cale defilate, capaci di rimbombare come anfiteatri: scandagliano a orecchio il mare di casa per costruire una geografia di spazi conviviali, luoghi dalla buona acustica -rocciose casse armoniche sigillate dalla boscaglia - dove l'umidità a pelo d'acqua porta ogni bisbiglio a distanze triple che in terraferma."
Paolo Rumiz - da La Leggenda dei santi naviganti.
"Secondo una vecchia leggenda, riportata molto frequentemente nella tradizione popolare triestina, il famoso vento che soffia sul Carso, la violenta Bora (che non segue mai una precisa direzione), sarebbe una vecchissima strega che ha anche un figlio, il Borino. Entrambi (è sempre il folklore locale che ce lo tramanda) abitano in una grande caverna con l'apertura bloccata da un grosso masso. Spesso la bora riesce a fuggire e, per fare in modo che la smetta di soffiare, bisogna cercare di spingerla nuovamente dentro la grotta, con le buone o con le cattive maniere. Senza nessuna ragione apparente, quando riesce a scappare dalla caverna, infuria per tre, nove o addirittura per quindici giorni. Quando la vecchia strega soffia per nove giorni di seguito, si usa dire: - in tre giorni la nassi, in tre giorni la cressi, in tre giorni la crepa - nonostante questo, i triestini sono molto affezionati allo loro Bora e, quando non c'è, provano un senso di vuoto che, solo lei, con i suoi refoli, è capace di riempire."(da Colorare il buio)
"Perdonatemi dunque se non sarà uno struscio ma una ginkana il bighellonare che vi propongo in questo luogo-rifugio che Dio ha messo in fondo al Mediterraneo solo per rimescolarvi ogni tanto acqua e aria col suo mestolo terribile, la Bora. Trieste è una linea in bilico tra mare e montagna. Il suo incanto sta nel viverla come frontiera fra questi due mondi. Un rabbino gerosolimitano con la famiglia di queste parti, nell' allegria della festa del Purim in cui anche ubriacarsi è lecito, mi diede la più bella definizione della città. « Quando un triestin se senta in zima a un molo e el varda el tramonto con un fiasco in man, quela xe preghiera, granda e santissima preghiera ». E aggiunse: «Se fai attenzione, in quei momenti il mare si increspa di piacere, l' erba del Carso diventa un velluto, le donne ti guardano con desiderio. E il padrone dell' universo, accarezzandosi la barba, ti dice: ragazzo mio, ancora una volta mi hai fregato».
Paolo Rumiz
Gianni Mura e Nereo Rocco
E' piuttosto difficile raccontare una città dalla storia complessa come Trieste. Siamo sicuri che ne avrete già sentito parlare e avrete già visto moltissime immagini. Ve ne proponiamo qui alcune meno conosciute di ieri e di oggi, ma se volete un consiglio ... venite a vederla dal vero !
Trieste oggi:
Trieste ieri:
Trieste nelle cartoline:
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