| Scritto da alessandro,
13-11-2011 18:53
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Pubblicato in : blogs, tazebao |
Va bene, gente, tutto quello che è stato scritto, detto, pensato è vero. Che ora non saranno per niente rose e fiori, che altre tonnellate di liberismo ci attendono, che le pezze al culo non ce le leverà il signor Monti eccetera eccetera. Eppure, anche se molti di voi dicono che non c’è niente da festeggiare, io credo invece che qualche motivo per stappare una buona bottiglia ci sia eccome. Non mi piace la retorica del "finisce un’epoca" e cose del genere, però credo che sì, forse finisce un’epoca. Nel 1994 lavoravo a Cuore, abitavo a Bologna, sembrava l’inizio di una stagione di risate matte e cabaret, uno di quei passaggi italiani che possono durare dai dieci minuti alla mezz’ora. Invece, abbiamo avuto sulle spalle quel fardello per diciassette lunghi anni, con un inquinamento politico, culturale, affaristico, sociale agghiacciante. Questi anni hanno cambiato i parametri del nostro mondo: studiare, leggere, approfondire, vivere con la dignità delle proprie idee è diventata una cosa fuorimoda, al massimo uno snobismo per ceti alti. Ridere del nulla, essere superficiali, darla via a pagamento, fare i furbi, vivere di privilegi è diventata la norma benedetta dal pensiero corrente. E’ vero, ci aggiriamo tra molte macerie, è il momento di ricostruire a cominciare da quello che sappiamo fare. Non parlo ovviamente né del governo Goldman Sachs né dei poveri partiti. Parlo di noi, delle nostre vite, del nostro saper restare vivi dopo uno tsunami di merda chiamato Silvio Berlusconi. Ora sarà uno spettacolo imperaggiabile vedere i servi, i camerieri, i giannizzeri di complemento, i terzisti, i comprensivi, quelli che dicevano "tutto sommato…" arrabattarsi per cercare il loro posticino al sole. Di nuovo. Li vedremo vantarsi e rivendicare meriti che non hanno, si rifaranno una verginità a basso costo. Forse rischieremo di nuovo l’ulcera, ma non importa. Vedremo le aziende del boss dei boss soffrire senza più protezione politica, finalmente sottoposte al famoso mercato e alle sue leggi. Noi, siamo ancora qui, c’eravamo prima e ci saremo dopo. A chi in questi anni ha resistito tenendo accesa la fiammella dell’intelligenza va un grazie clamoroso, vero, sincero, di cuore. Chi dice che "ora la satira che dirà?" e consimili scemenze merita solo uno sghignazzo. Non è cambiato niente, eppure qualcosa è cambiato. Il 25 aprile in novembre. Questa mattina, mi son svegliato…
Alessandro Robecchi
Ultimo aggiornamento : 13-11-2011 18:53
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